La Biblioteca Nazionale Marciana ha pubblicato
nella propria “Collana di Studi”, in
collaborazione con la Fondazione Querini
Stampalia, i dispacci – qui trascritti e
stampati per la prima volta – inviati da Parigi
dall’ambasciatore veneziano Alvise Querini negli anni del
Direttorio (1795 – 1797). Con essi egli informava il suo
governo, con frequenza almeno settimanale, della situazione
politica a Parigi, dei suoi rapporti col Direttorio, dei suoi
sforzi per mantenere buoni rapporti con i ministri e le altre
autorità. Il primo dispaccio è del 23 maggio 1795,
l’ultimo del 3 giugno 1797. Sono in tutto 188. Ad essi se ne
aggiungono altri nove, inviati dal segretario dell’ambasciata
Antonio Lio. Sono pubblicate anche le “ducali”, in
tutto 128, con cui il Senato trasmetteva al “nobile in
Francia” le sue istruzioni. I dispacci costituiscono una
documentazione di prima mano, fondamentale per comprendere la
situazione europea del periodo e in particolare lo svolgimento
degli eventi che portarono alla caduta della Repubblica.
Quando la Rivoluzione Francese incomincia, nel 1789, Venezia
è ancora la capitale di uno Stato indipendente, comprendente
buona parte della Lombardia, il Veneto, il Friuli, l’Istria,
la Dalmazia, le isole Ionie. Non più grande potenza, ma uno
Stato degno di rispetto, con circa tre milioni di abitanti: poca
cosa certo in confronto ai ventotto milioni della Francia o ai nove
dell’Inghilterra, ma il commercio, l’agricoltura, la
vita artistica fioriscono, il governo è benevolo e attento,
le campagne sono popolate di ville, le città divengono
sempre più belle. Pur dopo le terribili tempeste che hanno
squassato la Francia e l’Europa, nel 1795 lo Stato veneziano
è ancora ben vivo: è l’anno in cui Alvise
Querini parte per Parigi, per assumervi l’incarico di
rappresentante diplomatico della Repubblica di Venezia presso la
Repubblica Francese.
Compito non facile: la Francia, da poco emersa dalla tragedia del
Terrore, lanciava le sue armate alla conquista dell’Europa,
rivoluzionandone gli equilibri. Sulle prime a Querini riuscì
di stabilire buoni rapporti col Direttorio, facendo leva sul
carattere repubblicano dei due Stati e sugli antichi vincoli di
amicizia. Ma nel 1796 incomincia la campagna d’Italia: vinti
i Piemontesi e gli Austriaci, Napoleone Bonaparte dilaga nel
territorio veneto. Senza tenere in considerazione i rapporti ancora
formalmente amichevoli tra le due Repubbliche, l’Armata
d’Italia impone con la forza colossali esazioni alla
popolazione, in denaro, derrate, armamenti, alloggi. Querini
protesta col Direttorio, tratta, discute, ottenendo solo buone
parole. A poco a poco il piano francese gli si fa chiaro: la
Francia non abbandonerà mai il Belgio e compenserà
l'Austria con le terre veneziane. Egli si rifiuta di credervi, ma
in cuor suo sa che il destino dell’”amatissima
patria” è segnato. Attraverso i suoi dispacci - per la
prima volta pubblicati - seguiamo di giorno in giorno la
progressiva distruzione dello Stato veneziano, dalle rivoluzioni
organizzate dai Francesi nelle maggiori città di Terraferma
sino all'attacco finale contro la stessa Venezia. Querini si batte
sino all'ultimo con tutti i mezzi a sua disposizione, sino a
quando, nel maggio del 1797, riceve dal governo francese il
perentorio invito a lasciare Parigi. I suoi dispacci forniscono un
quadro vivace, illuminante, talvolta commovente di quelle
drammatiche vicende, che condussero alla fine dell'antica e
civilissima Repubblica di Venezia.
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