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La storia in biblioteca. Fonti su Pavia nel passato
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Mostra documentaria a Pavia, nel Salone Teresiano, dal 12 al 28
aprile 2007.
La mostra ha uno scopo "divulgativo" perché intende render
noto, ma per ciò stesso valorizzare, il patrimonio di fonti
per la storia locale conservate nella Biblioteca
Universitaria di Pavia.
Si tratta di fondi documentari ben consistenti, nei quali è
possibile trovare conferme e integrazioni per ricerche già
compiute e spunti per nuove.
Questi i "fondi" dai quali è attinto il materiale
esposto:
FONDO PERGAMENE
È costituito di 1153 documenti di diritto
pubblico o privato, dal secolo XI al XVII, nella
massima parte prodotti a Pavia o riguardanti la città o il
territorio. Non si tratta di un archivio unitario, ma di raccolte
di collezionisti, come indicano i nomi di Pier Vittorio Aldini,
Siro Comi, Giuseppe Robolini che distinguono tre sezioni: le carte
infatti sono arrivate insieme ai libri dei tre studiosi. Una quarta
sezione è denominata Carte Diverse.
FONDO TICINESI
Il nucleo originario arrivò in Biblioteca nel 1861 grazie
all’acquisto dei manoscritti appartenuti a Giuseppe Robolini
(poi passati al bibliotecario Luigi Lanfranchi e venduti dagli
eredi). La raccolta si era formata con la stratificazione, lungo
due secoli, del lavoro tenace di una ideale discendenza di storici
pavesi: da Bernardo Sacco a Girolamo Bossi, fino a Severino Capsoni
e Siro Comi, con altri minori. Il fondo raggiunge 825
unità, delle quali il 36% non ha la forma unitaria
del codice, ma quella dell’aggregazione di fogli e fascicoli
raccolti in faldoni.
FONDO AUTOGRAFI
Si tratta di circa 13.200 lettere (pochissimi i manoscritti
di altro genere) che hanno come mittenti o destinatari soprattutto
professori dell’Università di Pavia, o
comunque personaggi, anche di grande importanza, per qualche verso
legati alla storia della città.
I documenti sono disposti non in un unico ordine cronologico, ma
per argomento, identificato ora dal contenuto specifico del testo,
ora da un dettaglio che suggerisca collegamenti e idee, e
accompagni nei luoghi della vita (la casa, la città, la
chiesa, la scuola, che in Pavia è l’Università,
la campagna) dove i potenti e i poveri, i sapienti e i semplici
hanno vissuto e, se pur inconsapevolmente, lasciato memoria di
sé.
Un altro scopo della mostra è quello di suscitare
curiosità, far capire che la storia, grande o piccola che
sia, si nasconde anche in carte e pergamene che il tempo ha
seppellito, e per ciò stesso conservato.
Una possibilità, forse più nuova, di conoscenza
è poi quella, strettamente "storiografica", di osservare il
metodo di lavoro degli eruditi pavesi dal Seicento
all’Ottocento.