E' un Ottocento elegante e folcloristico
quello proposto dalla grande mostra di Palazzo Roverella, a Rovigo:
tre decenni, dal 1860 al 1890, all'insegna della vitalità,
dell'eleganza, dei grandi salotti borghesi, delle corse, ma anche
delle feste popolari, dei carnevali, dei balli mascherati, dei
travestimenti e dei mercati in piazza.
Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo,
dal Comune di Rovigo e dall'Accademia dei Concordi, la mostra
riprende il filone della pittura in Italia a cavallo tra gli ultimi
due secoli. L'attenzione di Dario Matteoni e Francesca Cagianelli,
che della mostra sono i curatori, si è appuntata su un
periodo, la seconda metà del XIX secolo, attivato
dall'unificazione del Regno d'Italia.
La mostra, senza dimenticare gli anni
"ombrosi" che caratterizzarono questo secolo, sceglie di mettere in
evidenza i fasti e l'abbondanza, a voler dar conto di una
vitalità e di un dinamismo particolari, forse mai più
rivissuti dalla storia successiva dell'arte in Italia.
Colore e sensualità trovano in uno spagnolo, Mariano
Fortuny, il profeta in pittura. Dalla sua terra, Mariano Fortuny,
porta il calore e cromie accese, gioiosità e
giocosità della vita, facendo della pittura lo specchio
variopinto di queste sensazioni.
Molteplici sono le "storie" trasportate nelle
opere: dalla celebrazione delle vicende patrie, alle cronache
sociali e religiose, alla nascita della borghesia, che, proprio in
questi anni, stava ridefinendo il suo ruolo nello Stato appena
formato e che sarebbe diventata, fino alla fine del secolo, il
soggetto più ricorrente nella pittura del tempo.