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I mercoledì dell'Accademia

All'Accademia delle Scienze di Torino, il 24 e il 31 gennaio. due interessanti incontri.

Come tradizione le dieci conferenze annuali de I Mercoledì dell'Accademia sono suddivise in cinque conferenze di argomento "umanistico" e cinque a carattere strettamente scientifico. Quest'anno si spazierà dal teatro d'opera al concetto di classe sociale ai giorni nostri passando per le nuove tecniche di produzione energetica con gli aquiloni o il nuovo sistema europeo di localizzazione Galileo.

Tutte le conferenze si tengono il mercoledì con inizio alle ore 17.30 nel Salone dei Congressi di Via Santa Teresa 1 gentilmente concesso dal Sanpaolo IMI.

24 gennaio 2007

Aquiloni per produrre energia
Mario Milanese (Politecnico di Torino)

KiteGen è un rivoluzionario generatore eolico in grado di produrre 1000 MW (1/30 del fabbisogno medio dell'Italia) con un costo per kW*h 20 volte minore dell'energia prodotta dal petrolio. Il sistema è basato su aquiloni che raccolgono il vento a 500-800 metri di altezza per far girare un carosello connesso a un generatore di energia elettrica, attingendo a venti più costanti e più veloci di quelli al suolo. Un KiteGen da 1000 MW, ha una occupazione territoriale 100 volte minore di una "wind farm" di analoga potenza basata sugli attuali mulini a vento e un costo di produzione per kW*h 20 volte minore. Il successo del progetto aprirà sviluppi straordinari. Tra gli altri, l'opportunità di produrre idrogeno e metano a basso costo, accelerando l'introduzione sul mercato di veicoli con emissioni assenti o sostanzialmente ridotte.

31 gennaio 2007
Il culto dell'antico e il tornaconto del moderno alle origini del teatro d'opera
Lorenzo Bianconi (Università di Bologna)

Da lungo tempo la domanda "com'è nato il teatro d'opera?" ha ricevuto risposte esaurienti: le indagini degli storici della musica e del teatro potranno procurare qualche ritocco di dettaglio, non però stravolgere il quadro d'un genere che si è palesato al mondo a Firenze intorno al 1600 e di una forma di produzione che si è stabilizzata a Venezia e poi in tutt'Italia verso la metà del secolo. Ma al quesito circa il "perché" sia potuto nascere (e prosperare) un fenomeno tenace, pervasivo e durevole come il teatro d'opera non siamo in grado di dare risposte soddisfacenti. Nella storiografia musicale, chi ha rivolto quest'interrogativo alle origini dell'opera in musica (diciamo Firenze 1600) ha spesso cercato la risposta nel culto rinascimentale dell'antichità classica, ossia nel tentativo di ripristinare, in forme moderne, il canto praticato sulle scene greche e romane. Chi ha rivolto lo stesso interrogativo alle origini del teatro d'opera (diciamo Venezia 1637) ha cercato la soluzione del dilemma piuttosto nella sfera della storia sociale ed economica. Ciascuna di queste risposte è in sé coerente e plausibile, nessuna è davvero soddisfacente.

Come accade, la realtà storica è più complessa (e più interessante) di così. La conferenza punta a mostrare - con esempi tratti dai libretti e dalle partiture di opere seicentesche - che nell'ideare e nel tentare una rinascita del canto teatrale antico ebbero un'incidenza ragguardevole fattori di carattere socioeconomico, p. es. quelli attinenti alla professione dell'attore, ivi compreso quell'attore sui generis che è, fin dall'inizio, il cantante d'opera; e che viceversa il riferimento alla cultura classica non cessa di pervadere, fertilizzandola, la produzione dei drammi per musica destinati al godimento e al consumo entro il nuovo sistema del teatro impresariale: e ciò anche nel clima intellettualmente dissacrante ed irriverente dei "libertini" che, negli anni '30 e '40 del Seicento, furono tra i più zelanti fautori del nuovo genere.


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