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Fondo Ambiente Italiano

Tabella: Scheda di dettaglio diFondo Ambiente Italiano
Descrizione Dettaglio
Logo Fondo Ambiente Italiano
Sito web https://fondoambiente.it
Telefono 02 46.76.15.1
Fax 02 48.19.36.31
eMail info@fondoambiente.it
Indirizzo Viale Coni Zugna 5, 20144
Città MILANO
Provincia Milano
Regione Lombardia
Descrizione

Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS è una Fondazione senza scopo di lucro che opera grazie al sostegno di privati cittadini, aziende e istituzioni per tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio italiano di storia, arte e natura. Fin dalla sua fondazione, nel 1975, si è ispirato al National Trust britannico ed è affiliato all’INTO – International National Trusts Organization.
Quello del FAI è un impegno quotidiano per recuperare, proteggere e valorizzare monumenti e luoghi unici del nostro Paese, che riceve in donazione o in concessione, e per educare e sensibilizzare la collettività – e i più giovani in particolare – alla conoscenza, all’amore e al godimento per l’ambiente, il paesaggio e il patrimonio storico e artistico del Paese . Il FAI, inoltre, vigila sulla tutela dei beni paesaggistici e culturali nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione e si fa portavoce degli interessi e delle istanze della società civile intervenendo attivamente sul territorio nella convinzione che occuparsi di ambiente e paesaggio significa occuparsi non solo dei luoghi dove vive l’Uomo, ma anche di come egli vive e opera in questi luoghi.

Storia

Da un'idea di Elena Croce, figlia del grande filosofo Benedetto Croce, e dal precedente illustre del National Trust inglese - fondato nel 1895 e al cui attivo si contano oltre 2000 Beni fra castelli, ville, dimore, parchi e tratti costieri - il 28 aprile 1975 Giulia Maria Mozzoni Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli firmavano l'atto costitutivo e lo statuto del FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano. Una realtà nata dall'entusiasmo di pochi - con il preciso scopo di contribuire alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale italiano - ma che nel volgere di pochi anni si è trasformata in una missione tanto appassionante quanto delicata e complessa. La storia del FAI è scritta nei fatti e scolpita nelle date delle sue acquisizioni più significative. Dalla sua nascita la Fondazione ha percorso un lungo cammino. Già nel 1976, a un anno dalla fondazione, giunge la prima donazione da parte dell'avvocato Piero di Blasi: 1000 metri quadrati a Panarea, nell'arcipelago delle Eolie. Un fazzoletto di terra e roccia che però è servito a sventare un tentativo di lottizzazione. È bastato il titolo di proprietà per consentire la protezione dell'intera cala. Nel 1977, Emanuela Castelbarco, nipote di Arturo Toscanini, dona al FAI il Castello di Avio, fra Verona e Trento. Si tratta della prima operazione di grande prestigio, poiché i Castelbarco sono legati ad Avio da sei secoli di storia. L'acquisizione del castello di Avio ha richiesto al FAI laboriosi interventi di restauro che hanno salvato dal progressivo degrado un bene di grande valore storico e architettonico. A partire da quel momento è stato inoltre stabilito il principio in base al quale i donatori e i loro eredi godono del diritto di continuare ad abitare parte dell'antica dimora senza più essere gravati da oneri fiscali e da spese di restauro, manutenzione e custodia. Il FAI, dunque, offre ai proprietari impossibilitati ad affrontare gli altissimi costi di gestione di una grande dimora secolare, una soluzione che non spezza i legami tra famiglia e luogo d'origine, ma anzi garantisce la continuità storica. Sempre nel 1977 un altro caso emblematico: il Monastero di Torba. Già avamposto militare del tardo impero romano, poi passato nelle mani dei Goti e ai Longobardi, divenuto quindi monastero benedettino, Torba era un complesso in totale abbandono. E' stato salvato in extremis da Giulia Maria Mozzoni Crespi, che l'ha acquistato per donarlo al FAI, cui va il merito di aver saputo restituirle poesia e bellezza. Nel 1983 una svolta decisiva: i principi Doria Pamphili donano al FAI il borgo di San Fruttuoso, con l'abbazia benedettina del XIII secolo e 32 ettari di macchia mediterranea sulla costa sud del monte di Portofino. Non solo un monumento da restaurare e un ambiente naturale da preservare, ma un intero borgo con la sua piccola comunità cui dare vita e lavoro.Ancora, nel 1984 la contessa Elisabetta De Rege e il marito decidono di donare al FAI il Castello della Manta, vicino a Saluzzo. Un'acquisizione che si distingue per l'altissimo valore artistico degli affreschi del salone baronale del castello. Risalenti ai primi decenni del '400, in piena cultura "Gotico Internazionale", sono fra i più importanti e affascinanti dell'epoca. Ormai donazioni e acquisizioni acquistano un ritmo veloce e intenso: nel 1986 la Baia di Ieranto, un “monumento” naturale di bellezza unica, all’estremità della penisola sorrentina, donato da Italsider; nel 1987 Castel Grumello, presso Sondrio, e Casa Carbone a Lavagna.  Nel 1988 e 1989 si realizzano tre acquisizioni straordinarie: il Castello di Masino nel Canavese, residenza per dieci secoli dei conti Valperga, come dire più di mille anni di storia del Piemonte e d'Italia; la Villa del Balbianello a Lenno, sul lago di Como, luogo di "delizie" creato dal cardinal Durini nel '700 e lasciato al FAI da Guido Monzino alla sua morte; la Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno, circondata da un bellissimo giardino all'italiana e dipinta all'interno da scenografici affreschi rococò.  Non sono da meno le piccole ma preziose acquisizioni più recenti: un’Edicola per giornali ottocentesca a Mantova, la minuscola Barbieria art déco a Genova, dipinti, mobili, ceramiche e porcellane della Collezione Alighiero de' Micheli a Milano, il Maso Fratton-Valaia, ai confini del Parco del Brenta, reso famoso per essere frequentato dai superstiti orsi bruni del Trentino, il minuscolo Teatro Catalani a Vetriano. Alla fine del 1999 un altro bene si è aggiunto a quelli a cui il FAI dovrà dedicare le sue cure. Il meraviglioso Giardino della Kolymbetra, cinque ettari di terra con aranceti e mandorleti ai piedi della Valle dei Templi di Agrigento dati in concessioni dalla Regione Sicilia: un’occasione per ribadire l’impegno della Fondazione nella tutela del paesaggio ma anche un’esperienza di collaborazione tra pubblico e privato che potrebbe tradursi in un nuovo criterio di gestione per gli anni 2000. Il 2000 è stato l’anno dell’apertura al pubblico di Villa Panza a Varese, donata nel 1996 dal conte Panza di Biumo con la sua collezione di arte contemporanea americana. Il rigore con il quale la villa ha dovuto presentarsi al pubblico, per via del prestigio e della rilevanza internazionale della collezione Panza, ha richiesto uno sforzo straordinario: mai nella storia del FAI un monumento è stato così radicalmente restaurato prima dell’apertura. Differenza dunque, ma anche continuità con il passato, perché Villa Panza non è un museo ma una casa e tale continuerà ad essere, poiché il FAI è per sua natura custode di case e di “atmosfere”.  A partire del 2002 è stato dato in concessione dallo Stato al FAI il Parco “Villa Gregoriana” a Tivoli, un ottocentesco esempio di come bellezze naturali e un intelligente intervento della creatività romantica possano coniugarsi mirabilmente. Dopo anni di chiusura ed abbandono, grazie all’intervento del FAI il Parco si avvia alla riapertura al pubblico nella primavera del 2005. Di prossima apertura sono infine Casa Necchi Campiglio, splendido monumento degli anni ’30 nel centro di Milano e destinata a diventare una casa-museo tra le più particolari in Europa, e Villa dei Vescovi, gioiello architettonico edificato nel ‘500 donato da Vittorio Olcese nel 2005 e primo bene del FAI in Veneto. 

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