| Presentazione |
Ancora una volta il Comitato di san Floriano – già
organizzatore, nel 2004, della Mostra internazionale su san
Floriano di Lorch in Europa, e nel 2005 della mostra
"Mysterium. L’Eucarestia nei capolavori dell’arte
europea" – è referente di un progetto che propone
un itinerario di eventi spirituali e culturali ispirato alla figura
di san Martino di Tours, vero protagonista della civiltà
cristiana d’Occidente.
In particolare abbiamo voluto questa Mostra internazionale
d’arte, esposizione di alcuni tra i più noti
capolavori dell’arte europea dal quinto al diciannovesimo
secolo conservati nelle più prestigiose sedi museali
italiane ed europee, come anche nelle più piccole e sperdute
cappelle, provenienti da dodici paesi d’Europa. Settanta
capolavori della oreficeria, della scultura della pittura della
miniatura saranno ad Illegio in questo 2006.
Vogliamo così narrare alle presenti generazioni come nacque
la grande civiltà cristiana d’Occidente e delineare il
volto e le fattezze di uno dei suoi grandi padri. Era ancora
l’alba dell’annuncio evangelico, anche se da quasi tre
secoli la parola di Cristo correva lungo le vie dell’Impero,
quando si accese per il benefico contributo di molti un fuoco
spirituale irresistibile, che fece progredire
l’umanità quanto altre generazioni mai avevano potuto.
Davvero il sangue di tre secoli di martiri, versato anche
poc’anzi – il 304 fu anno di mietitura di molti martiri
cristiani - in grande abbondanza da uomini e donne, fedeli a
Cristo prima che all’imperatore, aveva preparato e irrorato i
solchi della storia e delle società a ricevere il seme
dell’Evangelo. Ora quel seme era in grado di spuntare e
crescere rigoglioso per diventare sistema sociale e forza di
unificazione delle genti. Molti uomini di quel quarto secolo
segnarono nel cielo culturale di un impero, irrimediabilmente al
tramonto, il tracciato di un nuovo cammino. Martino fu tra costoro:
il Vangelo nel cuore prima che tra le mani e sulle labbra, a
cantare lungo le contrade di mezza Europa l’avventura di
Cristo, specialmente per i poveri.
Una ricca serie di congressi e incontri di alto valore simbolico,
civile, ideale accompagnano l’evento artistico, a illuminare
questo nostro inizio di millennio con la stessa luce evangelica che
fugò tante volte le paure di una barbarie sempre in agguato
a minacciare la civiltà dell’amore.
Motivo importante che incoraggia la nostra determinazione di
procedere sulla via tracciata finora dalle azioni del Comitato di
San Floriano, è che per questo anno 2006 la Repubblica
Italiana ha deciso di costituire per queste iniziative uno speciale
Comitato. La richiesta è stata avanzata al Ministero per i
Beni e le Attività Culturali da parte dell’Arcidiocesi
di Udine e del Comitato di San Floriano, affinché fosse
recepita la levatura culturale e l’interesse nazionale ed
internazionale della proposta.
La decisione della Consulta per i Comitati Nazionali, prima, delle
competenti Commissioni parlamentari, poi, e, infine, del Ministro
per i Beni e le Attività Culturali è valsa ad
istituire il Comitato Nazionale "Plebazione e titolazione:
la diffusione del titulus sancti Martini" - nuovo
soggetto di emanazione della Repubblica Italiana -, avendo il
Friuli ed Illegio in particolare quali punti di riferimento.
Il Comitato Nazionale è costituito da Istituzioni di governo
e pubbliche amministrazioni di diverso livello, dal Ministero alla
Regione, alla Provincia, al Comune, alle Soprintendenze; soggetti
ecclesiali come l’Arcidiocesi di Udine, la sede arcivescovile
di Tours, la Nunziatura Apostolica in Italia, l’Abbazia di
Sankt Florian in Alta Austria; soggetti culturali quali le
Università, gli Istituti di studio e di ricerca a vario
titolo coinvolti, la Deputazione di Storia Patria e altre
associazioni culturali; soggetti di importanza sociale o economica
che sostengono il progetto; personalità interessate da un
percorso martiniano, quali gli Ambasciatori di Francia, di Ungheria
e di Slovenia, e gli studiosi del culto e dell’iconografia
dei Santi in Europa.
Perchè tutto questo favore, queste alleanze e convergenze di
energie e di intelligenze e di disponibilità attorno alla
rassegna martiniana proposta da Illegio in questo 2006?
Anzitutto perchè Martino, emblema di carità
veneratissimo in Friuli, è la migliore scelta per
accompagnare un anno in cui facciamo memoria del trentesimo
anniversario dei terremoti del Friuli del 1976 e, ancor di
più, del movimento di solidarietà e carità che
si sviluppò a partire da quegli eventi disastrosi e si
posò quale manto d’amore gratuito e di benefica
condivisione, vero balsamo su una terra ferita e disastrata.
Che Martino sia un caso interessante da conoscere e studiare lo
rivela, inoltre, la straordinaria diffusione del suo titolo e del
suo culto in tutta l’area dell’Europa centrale, in
Italia – dove si contano oltre duemila luoghi di culto a Lui
dedicati - e in Friuli. Un’analisi di questi titoli permette
di scoprire l’antichità del suo culto e il
congiungersi della sua figura con particolari aspetti del vissuto
religioso, culturale e sociale dei popoli d’Occidente tra
epoca tardo antica e medioevo. Aspetti complessi che vanno
necessariamente approfonditi. Ciò a dire che studiando
Martino e la diffusione del suo culto possiamo capire molto sui
popoli d’Europa e sulla loro storia, come da un osservatorio
privilegiato
Nella vita di Martino, in terzo luogo, leggiamo tanti parallelismi
con la nostra stagione culturale, illuminanti l’odierna
situazione. Questo grande “apostolo” – dai
contemporanei venne infatti chiamato tredicesimo apostolo del
Signore - dell’annuncio cristiano nel mondo antico, nella sua
storia e nel percorso della sua vicenda umana e spirituale ha
affrontato scenari, problemi, situazioni e sfide in un tempo di
profonda crisi di civiltà, che presenta non poche analogie
con la situazione di rivolgimenti, domande e interrogativi che
attraversano l’Occidente dei nostri giorni. Ecco
perché riscoprire la storia di Martino e la storia del suo
mondo è un ottimo punto di partenza per orientarci nel
nostro mondo.
Ma la figura di Martino è tanto importante nella storia
d’Occidente per molti altri motivi: la sua esemplare e
notissima carità; il suo legame personale con Aquileia,
Milano, Treviri, con le grandi Chiese del IV secolo e con la loro
tradizione teologica; l’aver egli sostanzialmente
fondato il monachesimo d’Occidente; la sua intensa azione di
oppositore del male, tanto nella sua forma di mortificazione
materiale dell’essere umano, quanto nella sua forma di
assedio soprannaturale diabolico; l’essere stato tra i
più grandi missionari del tempo antico; la ricchissima
tradizione relativa ai miracoli da egli compiuti, tra cui numerose
guarigioni e alcune risurrezioni; il suo modo di interpretare il
ministero episcopale, che diverrà decisivo per i secoli
successivi; il suo impegno nel combattere ogni eresia ed ogni
rigurgito di paganesimo e superstizione; la sua acclamazione a
santo in un momento storico in cui tale genere di venerazione era
riservata di fatto quasi esclusivamente ai martiri; i suoi
trascorsi di militare, spesso immaginato come cavaliere, che ne
hanno legato le sorti a diversi popoli migrati nei territori
già soggetti a Roma; l’essere stato egli il soggetto
di importanti biografie – Sulpicio Severo, Venanzio
Fortunato, Paolino di Perigueux -, diffusissime
nell’antichità (tra le quali lo scritto sulpiciano
può essere considerato il primo caso vero e proprio di
agiografia occidentale); il fatto che la sua cappa diede il nome al
luogo in cui venne custodita tale reliquia –
“cappella” – e da allora a tutti i luoghi di
preghiera cristiana non destinati all’assemblea eucaristica;
il fiorire di un intensissimo e continuo pellegrinaggio sulla
tomba di Martino, che da questo punto di vista fece di Tours una
sede degna di confronto con Santiago di Compostela, Roma e il Santo
Sepolcro; la presenza, lungo le vie dei pellegrinaggi antichi, di
tanti oratori e cappelle dedicate a Martino, in memoria della cura
che ebbe nei confronti del povero e dei pellegrinaggi tormentati e
minacciati che egli stesso compì in vita; il legarsi del suo
nome a tanti usi e riti di carattere socioeconomico, propri
specialmente della vita nelle campagne; il fatto che l’undici
novembre del 1918, giorno di san Martino, finì in Francia la
Grande Guerra, strage immane cui i credenti francesi ritennero
fosse stata proprio l’intercessione del loro antico patrono
ad ottenere un argine.
Per scoprire tutto quanto abbiamo detto, abbiamo costruito un
percorso di eventi su due registri diversi: un invito alla
contemplazione del bello, in particolare con la Mostra d’arte
che in questo catalogo presentiamo, e la proposta di alcuni
congressi da dedicare al colloquio, allo studio ed alla
meditazione, a partire dai temi più attuali per la nostra
società, imparando da Martino lo stile di impegno per la
società che sempre lo caratterizzò: il legame tra
civiltà e cristianesimo ed il ruolo dei santi nella storia
dell’Occidente; l’urgenza di rifondare il pensiero
umano e le sue idee fondamentali, sondando il legame tra pensiero e
democrazia; la necessità di ripensare fede e laicità
nell’Europa ed nell’Italia del XXI secolo.
Ancora una volta abbiamo candidato Illegio ad ospitare elevate
proposte culturali ed una straordinaria esposizione, con
l’intento di unire profondamente popoli diversi, già
fattisi anelli di una lunga catena d’amore e uniti dai santi
fondatori della nostra civiltà.
Illegio sia un’icona: un piccolo paese sul monte, che ospita,
richiama e guarda avanti, perché la partita dello sviluppo e
la sfida della speranza si giocano in ogni comunità.
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