
Annalisa Alberici, ingegnere ma anche scrittrice e affermata esperta di enogastronomia, incentrerà il suo racconto su di un excursus attorno alle tradizioni enogastronomiche pavesi, lomelline, oltrepadane legate al calendario. Oltre ai cibi e ai vini, illustrerà anche usanze riguardanti coltivazioni, rituali, superstizioni e, in generale, peculiarità della vita di campagna.
Nei secoli la cucina pavese non fu mai scritta, ma si affidò unicamente alla tradizione orale: così è solamente per caso, consultando palinsesti e incunaboli, che se ne trovano tracce.
Soggiorno tra i preferiti dell'imperatore Augusto, capitale d'Italia per più tempo della Roma di oggi (dal VII all'XI secolo), Pavia non ha conservato memoria dei manicaretti approntati nelle cucine del Palazzo, per i sovrani più potenti del mondo: i Re Longobardi o Carlo Magno o per le incoronazioni degli Ottoni e nemmeno per quella di Federico Barbarossa, tutte avvenute in San Michele Maggiore.
Di ricette, nemmeno l'ombra. D'altro canto il resto della Penisola non ne è, fino alla seconda metà dell'800, molto più prodigo e i pochi procedimenti descritti denunciano negli autori più letterati che cuochi o praticanti di cucina.
Spesso a stento sopravvivono, nell'intimità di non molte famiglie, anche le tradizioni popolari, le cui artefici sono state, nei secoli, geniali e solide arzadoure, reggitrici della casa, abituate a utilizzare tutte le risorse di una terra che più generosa è difficile immaginare.