Ne parlano con l’autore: Agostino Bistarelli, Maria Ferretti, Anna Iuso.
Coordina: Lauro Rossi.
Il volume ricostruisce il modo in cui, in Italia e in Germania, la memorialistica contribuì alla ricostruzione democratica dei due paesi e a rifondare il rapporto fra i reduci e la società, un tentativo spesso fallito o sfruttato per speculazioni politiche. Nelle memorie, la prigionia in Russia e l'internamento in Germania sono spesso presentati come "laboratori" di democrazia e di maturazione etica e politica, nonostante lo shock della violenza subita nei Lager. La prigionia viene quindi come un'esperienza caratterizzata da contraddizioni e conflitti di coscienza, che restituiscono lo spessore umano e la passione etica con cui tanti uomini riuscirono a riappropriarsi della libertà, paradossalmente, solo quando ne furono privati. Il confronto tra la memorialistica italiana e quella tedesca, pressoché sconosciuta in Italia, riporta all'attualità la riflessione sul passato del secondo conflitto mondiale in chiave europea.
La presentazione di Prigionieri nei Lager di Stalin e Hitler conclude il primo ciclo di incontri Scritture di guerra, sulla memorialistica delle guerre mondiali: gli appuntamenti precedenti, il 7 e il 14 maggio, sono stati dedicati, rispettivamente, al volume Avanti sempre di Nicola Maranesi, che ha scandagliato i diari, le memorie e gli epistolari conservati nel fondo inedito «Guerra mondiale 1914-18» dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, e al racconto autobiografico di Eugenio Armati, Aride zolle.