
KOSMOGRAPH
daI quaderni di Serafino Gubbio operatore diLuigi Pirandello
lettura scenica a cura diAndrea Renzi, adattamento a cura diAndrea Renzi e Costanza Boccardi, una produzione Teatri Uniti
Pirandello ha vissuto una sua personale “febbre del cinema”, la stagione nascente e irripetibile dei grandi successi provenienti dagli Stati Uniti e da Hollywood, salutata ovunque come la Mecca del cinema, e di quelli dei kolossal italiani, basti pensare a Cabiria del 1914 per la regia di Giovanni Pastrone, tratti da sceneggiature firmate da D’Annunzio e Verga, cioè a dire l’olimpo degli scrittori, che spingevano la categoria alle soglie del divismo.
E’ in questo contesto che vede la luce, nel 1915, il romanzo Quaderni di Serafino Gubbio operatore, dove il protagonista, operatore cinematografico alter ego dello scrittore, osserva e registra la realtà girando la manovella della “diabolica macchinetta” da presa con il solo requisito dell’impassibilità e dell’indifferenza, ma di fatto insinuandosi con scetticismo nelle pieghe di senso di questa presunta oggettiva registrazione del reale. Serafino Gubbio lavora per la casa cinematografica Kosmograph e sul set si svolge l’azione del romanzo, in cui emerge prepotente il tema della gelosia e una riflessione appassionata sulla settima arte che potrebbe mettere in crisi il linguaggio teatrale e l’attore, riflessione che sembra sfiorare le problematiche degli odierni reality show, quando Serafino Gubbio, per l’ultima scena del film, intitolato La donna e la tigre, dovrebbe riprendere, in una diretta ante litteram, la morte di una bestia feroce.
La scrittura di Pirandello ci riporta indietro nel tempo e spinge la nostra coscienza a ripensare tutti i cambiamenti percettivi e tecnologici in cui siamo, attivamente o passivamente, immersi in questi anni. (Andrea Renzi)
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