La sua pittura, scrive il curatore, sta tutta nella forza magica della prospettiva, considerata come una rete sulla quale lanciarsi senza paura di cadere e di sfracellare. E tuttavia non è disegno tecnico, infatti se la si esamina con attenzione qualche imperfezione viene fuori, e Nicoletti stesso – divertito – è pronto ad indicare l'errore. La prospettiva è solo un simbolo, uno dei tanti, che Nicoletti utilizza per spiegare la sua visione del mondo. E a questo simbolo, come i veri pittori, rimane legato, pur con variazioni sul tema, tra le quali la presenza del colore, che è diventato squillante, deciso, quasi propositivo di altri mondi.
Nato a Treviso nel 1948, Giuseppe Nicoletti si avvicina giovanissimo all'arte seguendo le lezioni di pittura a olio di Renato Nesi. Successivamente sceglie di esprimersi utilizzando colori acrilici, sperimentando e definendo una personale ricerca pittorica influenzata dagli eventi storici contemponei e dalla letteratura internazionale. Nel 1975 la prima personale, inizio di una lunga e importante carriera espositiva, sempre caratterizzata dalla spazialità nelle opere e dal rigore geometrico di figure, che evolvono in un'analisi minimale che lo conduce a uno schematismo iconografico. Un percorso che negli anni '80 muta in linguaggio simbolico e metafisico. Dopo una pausa di riflessione dal 1996 al 2003, riprende l'attività espositiva, rinnovando nei suoi lavori il senso dello spazio, in una tensione più estetica che sociale.
Lungo e importante il suo curriculum espositivo, in Italia e all'estero, nel quale spiccano, fra le tante, le presenze alla Quadriennale di Roma, alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, a Ca' dei Carraresi di Treviso e alla rassegna Hicetnunc di San Vito al Tagliamento.
La mostra alla Biblioteca Statale Isontina, corredata da un catalogo a colori, resterà aperta
fino al 24 luglio, con ingresso libero, da lunedì a venerdì, dalle 10.30 alle 18.30, sabato fino alle 13.30.